UN MARZIANO A ROMA

18.05.2026

Dal 19 al 23 maggio, al Teatro Menotti, Milvia Marigliano porta nuovamente in scena Un marziano a Roma di Ennio Flaiano. Per l'occasione TeatrandoMilano propone "Un marziano a Roma al Menotti", recensione ricostruita per appunti e ricordi di Adelio Rigamonti.


Milvia Marigliano
Milvia Marigliano

DALLE MASCHERINE AL PALCO

Ci sono spettacoli che arrivano nel momento giusto senza saperlo. E altri che sembrano scritti per una città che ha smesso di riconoscersi. Un marziano a Roma, andato in scena al Teatro Menotti durante la lunga stagione della pandemia, apparteneva alla seconda specie.

Il racconto di Ennio Flaiano conserva ancora oggi una capacità quasi profetica: mostrare come una società sappia adorare soltanto ciò che non comprende e distruggere ciò che, una volta compreso, non produce più meraviglia.
Vidi lo spettacolo in streaming, da casa, nei mesi in cui i teatri erano chiusi per il Covid e il rapporto con la scena sembrava sopravvivere soltanto attraverso gli schermi. Era un'esperienza strana, quasi contraddittoria: il teatro, arte della presenza e del respiro condiviso, costretto dentro il perimetro domestico di un computer. Eppure proprio quella distanza obbligata rendeva il testo di Flaiano ancora più vicino. Anche noi spettatori, isolati nelle nostre stanze, sembravamo diventati creature sospese, marziani temporanei dentro città improvvisamente svuotate. Il marziano atterrato a Roma non è un extraterrestre ma un diverso temporaneo, un'apparizione destinata a diventare rapidamente abitudine, e quindi fastidio.
Nel Marziano a Roma la vera protagonista non era l'alieno ma la stanchezza morale di un mondo incapace di sostenere la durata dello stupore. E forse, in quei mesi di distanze obbligate e platee deserte, la parabola di Flaiano assumeva un significato ancora più crudele. Anche noi, chiusi dentro la cronaca quotidiana dei bollettini, sembravamo aver perso la capacità di guardare davvero ciò che avevamo davanti.

Milvia Marigliano attraversava lo spettacolo con una precisione quasi chirurgica. Nessun compiacimento caricaturale, nessuna tentazione di modernizzare Flaiano a colpi di ammiccamenti contemporanei. 
Attorno a lei una Roma non monumentale ma salottiera, pettegola, affamata di novità e subito pronta a dimenticarle. Una città che Flaiano conosceva troppo bene e che oggi, forse, somiglia non soltanto a Roma ma all'intero spazio pubblico contemporaneo: il regno dell'attenzione breve, dell'entusiasmo istantaneo, della rimozione veloce.
La scena del progressivo disinteresse verso il marziano era la più dolorosa dello spettacolo. Non accadeva nulla di apertamente violento.  Soltanto il lento spegnersi dello sguardo collettivo. Ed è probabilmente questa la forma più moderna della crudeltà: non l'odio, ma l'indifferenza.
Il Menotti, in quella stagione difficile, ebbe il merito di proporre un teatro che non inseguiva il rumore ma la riflessione. E Un marziano a Roma appariva allora come uno specchio discreto ma impietoso del nostro tempo. Flaiano aveva compreso con decenni d'anticipo che ogni società dello spettacolo consuma i propri miti con la stessa rapidità con cui li produce.

A quei tempi di clausura e claustrofobia, 
durante la chiusura dei teatri per il Covid,  l'ho visto per tv in streaming e qui lo voglio ricordare legandolo al senso di isolamento e straniamento presente nel testo di Flaiano e mi fa piacere ripetere, in virgolettato, quanto avevo scritto il 5 dicembre 2020 sullo spettacolo visto da casa: " La Marigliano racconta l'irresistibile ascesa e l'irrimediabile caduta di Kunt, il marziano atterrato a Roma, che dopo essere stato accolto con grande gioia dall'intera cittadinanza viene ben presto abbandonato perché ritenuto un diverso. La Roma in cui è arrivato Kunt è fondamentalmente superficiale, su cui dominano contrapposti e complici La Chiesa, la nobiltà, il comunismo e la stampa. Il racconto di Flaiano è nobilitato dall'interpretazione della Marigliano che con una sorprendente girandola di inflessioni dialettali e un assai convincente mutamento di timbri di voci riesce quasi a far dimenticare cosa dovrebbe essere in meglio dal vivo. Ma la vita per ora va così, e applaudo nella mia clausura domestica".

Ora che dallo streaming  il marziano è risalito sul palco è spettacolo da non perdere.

Adelio  Rigamonti

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