NON TI PAGO AL TEATRO STREHLER
NON TI PAGO
Non ti pago di Eduardo De Filippo, regia di Luca De Filippo, con Salvo Ficarra e Carolina Rosi Visto al Teatro Strehler il 7 ottobre. Recensione di Adelio Rigamonti

L'IMPORTANZA DI ESSERE EDUARDO
Appena si entra in sala sipario e boccascena si è ammessi con forza nel mondo del Lotto e della smorfia napoletana. Giustamente perché Non ti pago racconta di Ferdinando Quagliuolo, gestore di un banco del Lotto, convinto di essere perseguitato dalla sfortuna. Quando un suo dipendente, Mario Bertolini, vince una grossa somma grazie a un sogno che Ferdinando considera "suo", egli si rifiuta di pagare la vincita, sostenendo che il numero gli appartenga. Da qui nasce una feroce e irresistibile guerra familiare, dove superstizione, invidia e desiderio di riscatto diventano una metafora della vita.
La ripresa della regia di Luca De Filippo da parte di Carolina Rosi convince per la fedeltà a Eduardo: nessuna rilettura superflua, ma un solido gioco di equilibrismo fra farsa e amarezza. Mi è parso però che quella fedeltà rischi a tratti di risultare un po' troppo conservativa. La scenografia di Gianmaurizio Fercioni è perfettamente dentro il mondo di Eduardo e si limita a ricostruire una Napoli popolare e domestica nella quale l'opera eduardiana può svilupparsi con facilità ed è coerente con la volontà di preservare la regia di Luca De Filippo. Le musiche delicate e mai invadenti sono di Nicola Piovani.
Prima di proseguire due cenni sul testo. L'episodio iniziale della morte del cane è uno dei passaggi meno leggibili, soprattutto per chi non conosca la superstizione napoletana su cui Eduardo costruisce la commedia. L'episodio in realtà dovrebbe servire a introdurre subito il mondo di presagi, sogni, numeri e superstizioni nel quale vive Ferdinando; un mondo in cui ogni fatto quotidiano può diventare un segno da interpretare e quindi trasformare in un numero del Lotto. Sarebbe stato opportuno inserire con più evidente forza quel rapporto fra morte, sogno, superstizione e numeri che sarà poi il motore dell'intera vicenda. Ultima sottolineatura sul testo: per tutta la commedia vi è una traccia di patriarcato oggi piuttosto evidente: gli uomini comandano e fanno valere le proprie ragioni, mentre le donne sono spesso relegate al ruolo di mogli, madri e mediatrici domestiche. È un limite storico del testo, scritto nel 1940, che oggi non si può non avvertire, anche se appartiene al mondo rappresentato da Eduardo più che alla sua ideologia.
Torniamo alla messa in scena del testo Non ti pago. Il cast formato quasi totalmente da attori della compagnia di Luca De Filippo è costituita da Carolina Rosi, perfettamente eduardiana nel ruolo della moglie del protagonista; Nicola di Pinto, nei panni di Aglietiello, è forse la presenza sinceramente più eduardiana; Andrea Cioffi convince e piace nella parte di Mario Bertolini, l'antagonista di Ferdinando. Gli altri componenti del cast sono. Mario Porfito, Carmen Annibale. Viola Forestiero, Paola Fulciniti, Gianni Cannavacciuolo, Federica Altamura e Vincenzo Castellone.
Non ho citato volutamente il protagonista Salvo Ficarra, nel ruolo di Ferdinando Quagliulo, perché tutto il cast in realtà mi è sembrato essere complessivamente migliore del protagonista.
Ficarra è un attore di mestiere, ma in Non ti pago il mestiere rischia di diventare un limite. La sua comicità è evidente, il ritmo è sicuro, la battuta arriva puntuale; eppure troppo spesso spinge il personaggio verso la caricatura, mentre avrebbe bisogno di maggiore misura, di silenzi e soprattutto di quel travaglio interiore che rende la comicità di Eduardo così feroce. Il problema è che il registro di Ficarra prende il sopravvento sul personaggio. La cadenza, il tempo comico, la gestualità finiscono per dichiarare l'attore prima di restituire l'uomo. E quando succede, la risata arriva, ma il personaggio si fa piccolo piccolo. Ficarra tende talvolta a far emergere Ficarra più di Ferdinando. Spesso sembra "fuori casa" per tempi, pause e parlata epoi c'è quel "bedda matri", che sembra una personalissima firma, ma Eduardo non ha bisogno della firma di Ficarra: ha già la sua lingua, la sua eccezionale musicalità. La capacità di Eduardo in Non ti pago sta soprattutto nel far convivere farsa e tragedia quotidiana. Ed è proprio qui che quanto più Ficarra insiste sulla propria comicità e sulla propria parlata, tanto più rischia di allontanarsi da questa capacità eduardiana, che non consiste nel far ridere a tutti i costi, ma nel far ridere della miseria umana.
Mi permetto di parafrasare altri concludendo con "L'importanza di essere Eduardo"… nonostante
Adelio Rigamonti
