LES VIRTUOSES AL TEATRO MENOTTI
Les Virtuoses di e con Mathias e Julien Cadez e con Anthony Rzeznicki e Anthony Coudeville al Teatro Menotti fino al 18 ottobre. Visto il 15 ottobre. Recensione di Fabia Caporizzi.
LES VIRTUOSES

LESE VIRTUOSES, LA PARTITURA DELL'IMPREVISTO
Quando il virtuosismo pianistico incontra il mimo, l'illusionismo e il circo, lo spettacolo si trasforma in meraviglia e il teatro in una scatola magica. Era gremito ieri sera il Teatro Menotti per la prima milanese di Les Virtuoses, lo spettacolo dei fratelli Mathias e Julien Cadez, e alla fine il pubblico si è alzato in piedi per continuare ad applaudire e omaggiare i due pianisti-illusionisti, capaci di stupire e divertire con grande eleganza e sapiente leggerezza. Due irresistibili guitti-maestri che fondono musica e comicità burlesca in un linguaggio teatrale di straordinaria efficacia. Novanta minuti senza parole, nei quali sono i suoni, i gesti e i corpi a raccontare: la precisione musicale convive con l'apparente anarchia delle situazioni, mentre l'illusione si confonde con la realtà. Un divertimento tutt'altro che superficiale, capace di conquistare spettatori di ogni età attraverso invenzioni e colpi di scena scanditi da un ritmo impeccabile.Al centro della scena c'è un pianoforte che i due fratelli sembrano incapaci di condividere pacificamente. La contesa comincia dalla tastiera e finisce per coinvolgere persino lo sgabello, fra piccoli soprusi, ripicche e momentanee tregue. Ciascuno cerca di avere l'ultima nota, l'ultima parola affidata ai tasti, ma il bello è che nessuno dei due può davvero fare a meno dell'altro. È una rivalità che si alimenta della loro intesa, e proprio questa contraddizione dà vita alle situazioni più divertenti. Si ascolta musica eseguita con grande perizia mentre sulla scena sembra accadere di tutto. I Cadez, formati al Conservatorio di Lille, mostrano una sicurezza tecnica che consente loro di affrontare anche le situazioni più improbabili senza perdere la qualità del suono. A un certo punto uno dei due fratelli si solleva in aria e continua a suonare persino a testa in giù. Quella scena, come tutte le altre, oltre a sorprendere e far ridere, rivela quanto il gioco sia sostenuto da una preparazione musicale fuori dal comune. Da Bach a Mozart, da Vivaldi a Bizet e Piazzolla, fino all'inaspettato e popolare Ti amo di Umberto Tozzi, la scelta dei brani accompagna i continui cambiamenti d'umore dello spettacolo. Non si tratta di esibire un repertorio, ma di utilizzarlo per raccontare un mondo governato dalla partitura dell'imprevisto. Una melodia può diventare una provocazione, un passaggio particolarmente impegnativo l'occasione per mettere in difficoltà il fratello, una pausa il preludio a una nuova beffa. Il pianoforte finisce per assumere anch'esso un ruolo e un carattere: prende parte al gioco, è sempre conteso, spesso accarezzato, a volte maltrattato, comunque indispensabile. Clownerie, mimo, circo e magia appartengono da sempre all'universo dei due fratelli Cadez, cresciuti in una famiglia di illusionisti. La loro doppia educazione, musicale e teatrale, si riconosce nella naturalezza con cui passano da una disciplina all'altra: nulla appare forzato, tutto sembra nascere spontaneamente. La loro mimica possiede una precisione che ricorda i grandi interpreti del cinema muto. Il corpo introduce un'intenzione, contraddice un gesto, svela una piccola vanità. E il pubblico ride perché riconosce in quelle schermaglie qualcosa di molto umano. Anche Anthony Rzeznicki e Anthony Coudeville, che interpretano, sul palco e in sala, due inservienti del teatro, sono maschere irresistibili. Conquistano rapidamente uno spazio tutto loro: non sono semplici spalle dei protagonisti, ma attori dotati di una presenza scenica autonoma, grande espressività e uno spiccato talento comico. Con il loro ingresso la disputa fra i fratelli si allarga, le situazioni si moltiplicano e lo spettacolo acquista una dimensione corale. Le luci di François Clion ben accompagnano questi continui mutamenti, contribuendo a rendere credibile ciò che un istante prima sembrava impossibile. Anche la platea viene coinvolta: un uomo, una donna e un bambino sono stati chiamati a partecipare al gioco musicale e per qualche minuto sono stati protagonisti. I Cadez sanno governare persino l'apparente improvvisazione, lasciando che il divertimento nasca dall'incontro con gli spettatori. Tutto sembra accadere sul momento, eppure dietro ogni esitazione, ogni sorpresa, ogni improvvisa accelerazione si intuisce una conoscenza profonda dei tempi della scena. Les Virtuoses è un riuscito incontro fra arti diverse, dove la musica classica esce dal suo cerimoniale e si fa più viva e vicina. E il teatro dimostra che si può raccontare moltissimo senza pronunciare neanche una parola. Chapeau.
Fabia Caporizzi
