LA FAME
"La fame - la parabola dell'uomo che fece tutto per amore" di e con Alberto Fumagalli e con Chiara Liotta in scena al Menotti è il secondo spettacolo della breve rassegna della compagnia Les Moustaches. Fino al 24 aprile. Recensione di Fabia Caporizzi.

La fame, una fiaba impietosa che svela la coppia
Scritto e interpretato da Alberto Fumagalli insieme a Chiara Liotta, La Fame si presenta come una fiaba nera stratificata, che usa deformazione, eccesso e grottesco come strumenti di verità. La fame non è semplice metafora ma principio che struttura il mondo, lo riduce all'essenziale e lo rivela. È un teatro che non addolcisce il reale ma lo espone, non cerca consenso ma attenzione, generando un'esperienza che continua oltre la scena, lasciando nello spettatore immagini e tensioni persistenti. Sagrestano e Virtuosa abitano una capanna degradata, ridotti a bisogni primari. Antieroi allegorici, attraversano una domanda essenziale: cosa accade quando l'abbondanza si interrompe e si è impreparati alla mancanza? La fame emerge come detonatore morale: non eleva ma espone una regressione che sfocia in violenza e perdita di misura. Il linguaggio, complesso e tagliente, unisce grottesco e tragico senza offrire consolazione: resta una condizione umana lasciata al vuoto, incapace di interpretarlo. Nemmeno l'ironia sembra offrire un registro salvifico. Alla fine è un ritratto spietato di una contemporaneità assuefatta al pieno e incapace di agire nella mancanza. La scena rafforza questa tensione: il costume rosso di Virtuosa cresce fino a occupare lo spazio, mentre lei, asse immobile, domina Sagrestano, inquieto e orbitante. Nel loro baldacchino prende forma l'illusione di una gravidanza: lui la trasforma in promessa di riscatto, ma quando la verità emerge reagisce con violenza. Da lì la menzogna diventa sopravvivenza: Virtuosa si espande, Sagrestano si consuma fino a morire nell'illusione. La relazione si rovescia in una dinamica ambigua di controllo e fragilità. La Fame non risolve, espone. E proprio in questa esposizione restituisce un'immagine dell'umano che non consola, ma costringe a interrogarsi. I Les Moustaches mostrano una voce riconoscibile, capace di restituire la complessità del presente attraverso forme primitive e incisive, come una fiaba che chiede di essere riascoltata per coglierne nuovi frammenti di senso, tra poesia e crudeltà.
Fabia Caporizzi
