JAKOP AHLBOM - LEBENSRAUM

30.04.2026

LEBENSRAUM Regia e concept: Jakop Ahlbom - Con: Reinier Schimmel, Jakop Ahlbom, Silke Hundertmark, Leonard Lucieer, Empee Holwerda - Musica: Alamo Race Track - Scenografia: Douwe Hibma e Jakop Ahlbom - Drammaturgia: Judith Wendel  - In scena al Teatro Menotti fino al 1° maggio. Visto il 29 aprile - Recensione di Fabia Caporizzi

da "LIBENSRAUM"
da "LIBENSRAUM"

Due uomini vivono in uno spazio ridotto al minimo, un piccolo universo regolato in modo rigoroso: ogni oggetto ha un compito preciso, ogni gesto segue un percorso predefinito. Un ordine che offre sicurezza e al contempo soffoca. Il palco offre una struttura dell'esistenza così perfetta da non lasciare spazio all'imprevisto. Ma è proprio nel cuore di questo meccanismo impeccabile che si manifesta una frattura: non un incidente, ma qualcosa che nasce da una costruzione che i due architettano per per riempire quel vuoto che li imprigiona. Creano una bambola meccanica, come governante (la bravissima Silke Hundertmark) una soluzione funzionale, controllabile, perfetta per animare il loro sistema. Ma nel momento in cui quella prende vita, la scena assume un ritmo più accelerato e caotico, diventa essa stessa un organismo vivente. Gli arredi cambiano forma, gli spazi si espandono e si comprimono, le funzioni si intrecciano. Non esiste un istante neutro. Ogni elemento è parte di una coreografia che tiene insieme ritmo e tensione. La presenza dal vivo della band Alamo Race Track amplifica ulteriormente i ritmi, è un ulteriore elemento che non accompagna, ma interviene. Il riferimento a Buster Keaton è nella struttura: il corpo come macchina, il gesto come linguaggio, il comico come forma di precisione. Ma nel teatro di Jakop Ahlbom irrompe qualcosa di profondamente umano: l'imprevedibilità. Ed è un teatro che non racconta ma mostra, mettendo in scena dispositivi visivi che producono senso. Tutto funziona senza parole, senza spiegazioni, con una precisione tale da rendere ogni movimento necessario e impeccabile, e contemporaneamente assurdo ed entropico. I corpi entrano ed escono dalle scene, si ribaltano, saltano nel vuoto, cadono, si riprendono, spariscono nelle pareti e riemergono dalle finestre, dagli armadi, dalle porte e dalle cassapanche. Dalle scene nascono sorpresa e meraviglia. Si ride di un riso mai liberatorio. Un'esperienza teatrale unica, da godere dall'inizio alla fine. Imperdibile.

Fabia Caporizzi

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