AGAMENNONE AL MENOTTI
AGAMENNONE
AGAMENNONE di Fabrizio Sinisi, regia di Gianluigi Fogacci in scena al Teatro Menotti fino al 7 nottobre. Visto il 29 settembre da Adelio Rigamonti, che lo ha recensito.
IL RITORNO DELL'EROE-MITO

Decisamente positivo l'inizio della stagione teatrale 26/27 quello offerto dal teatro Menotti con l'Agamennone, la celebre tragedia di Eschilo, riscritta e rivisitata da Fabrizio Sinisi che con sobrio lirismo l'ha restituita all'oggi. Assai importante e significativa è quella sorta di sottotitolo "Quando il mito torna a casa" proposto nei comunicati stampa del Teatro.
Con il ritorno di Agamennone nella sua Argo dall'assai cruenta vittoriosa distruzione di Troia sembra che la guerra non solo sia finita ma anche scivolata alle spalle. Falso: quando gli eserciti smettono di combattere e massacrare e alle città non resta che contare i propri morti la guerra non è affatto finita, ma continua a essere presente nelle case, nelle persone, nei loro pensieri e nelle loro parole.
Da qui si sviluppa l'Agamennone di Fabrizio Sinisi che con il suo ottimo testo si avvicina al mito con la certezza che dietro parole come potere, vittoria, destino, vendetta, parole abituali anche nell'oggi, ci sono uomini e donne condannati a fare i conti con ciò che è accaduto.
Agamennone torna in una casa diversa da quella che aveva lasciato, dentro una relazione consumata dal tempo, ma soprattutto dalla violenza. La vittoria pubblica si risolve tragicamente nella devastazione privata quando il tutto gira attorno al sacrificio della figlia Ifigenia per volere degli dei in cambio della costituzione della flotta achea alla volta di Troia.
Attorno all"ottimo testo di Sinisi la regia di Gianluigi Fogacci sembra preoccuparsi solo dell'amalgama e della recitazione di splendidi attori, tralasciando, a mio parere, tutto il resto è ci consegna un buon spettacolo, ma un po' troppo Anni Settanta.
Un'ottima Maddalena Crippa interpreta una Clitennestra che porta dentro di sé ferite mai rimarginate frutto di in dolore profondamente sedimentato in lei.
Sergio Basile è un Agamennone- il vincitore, che porta addosso il peso della vittoria e cha al suo ritorno ad Argo non recupera ciò che ha perduto in dieci anni di guerra lontana.
Attorno a loro agisce una splendida Cassandra interpretata da un'Emilia Scatigno decisamente brava nel giocarsi, in modo disincantato e più attuale nel recitato, la doppia funzione di schiava e divinatrice. Da apprezzare i suoi brevi, ma intensi, interventi in greco. Il Coro narrante è affidato ai bravi Claudio Pellegrini e Alessandro Sampaoli: voci di un popolo che, testimone, non dimentica. Al termine della prima vi è stata la coda di un dibattito di maniera che ha sottratto non poco all'atmosfera creata dallo spettacolo in cui, in sintesi, la parola è luogo sacro dello scontro.
Adelio Rigamonti
