FABBRICO

14.05.2026

"Fabbrico" di e con Massimiliano Loizzi - sto al Teatro della Cooperativa il 10 maggio, in scena dal 7 al 17 maggio 2026 - recensione di Claudia Pinelli

Massimiliano Loizzi
Massimiliano Loizzi

FABBRICO DOVE LA STORIA SI E' COMPIUTA

Massimiliano Loizzi costruisce uno spettacolo multiforme con modalità che spaziano dall'uso di video, alla narrazione, alla satira, facendo sì che il racconto sia materia vivente e non possa essere archiviato come memoria di una storia chiusa, finita e definita. Fabbrico, paesino della bassa emiliana, diventa luogo dove la storia si è compiuta e si compie attraverso le persone che l'hanno agita e quelle che vivono ora una quotidianità che conserva la memoria e si amalgama con nuovi abitanti provenienti da paesi diversi, dove si integrano passate e presenti storie di Resistenza, dove si possono immaginare, sognare, rivendicare percorsi di vita diversi da quello che è stato perché quel vissuto ha tracciato la strada e rimane. Con momenti molto poetici, altri creativi, altri ancora realistici, la storia di Fabbrico, il cui nome trae origini dalle coltivazioni di fave, della fabbrica che trasforma il paese rurale dando nuove possibilità, dei suoi partigiani, della battaglia che lì si è combattuta, di quanto impegno ha richiesto avere uno spazio teatrale, presidio culturale del territorio, si intreccia con la Storia e le storie personali, si ricompone nei suoi percorsi, e nei suoi ricorsi, trovando assonanze che vengono sottolineate da Loizzi, abile affabulatore, non sempre affabile, avendo mantenuto la caratteristica di essere piuttosto reattivo nei confronti del pubblico e di usare modalità provocatorie, già tra l'altro sentite, verso chi assiste ai suoi spettacoli. Questo non inficia il valore e il ritmo dell'opera e soprattutto il senso. In "Fabbrico" si intrecciano con intensità e poesia, suggestioni cinematografiche e preziosi riferimenti letterari, l'ammirazione e il rispetto nei confronti di una storia antifascista nella difficoltà di poterla raccontare e di trovare produttori recettivi, con l'ironia un po' cifra descrittiva del lavoro di Loizzi che tiene il palco con grande capacità attoriali. Uno spettacolo importante che potrebbe, con alcune limature che ne ridimensionino la durata, risultare più agile, ma che rimane un bel lavoro, vivace e coinvolgente e che permette a Fabbrico di diventare patrimonio di un immaginario sicuramente più ampio e solidale.


Claudia Pinelli

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