CHE DOLORE TERRIBILE È L'AMORE AL PICCOLO TEATRO MELATO
Che dolore terribile è l'amore - Drammaturgia e regia di Daria Deflorian - Liberamente ispirato al romanzo del Premio Nobel per la Letteratura 2024 Han Kang - "Non dico addio" - Con Daria Deflorian Maria Grazia Mandruzzato Monica Piseddu
Visto al Piccolo Teatro Studio Melato il 4 novembre 2026. Recensione di Claudia Pinelli.

UNO SPETTACOLO NON SEMPLICE
Non è immediata la comprensione di questo spettacolo. I piani su cui si sviluppa sono molteplici, i riferimenti espliciti alla repressione anticomunista nell'isola coreana di Jeju tra il 1948 e il 1949, dove 30.000 persone, donne, vecchi, bambine e bambini, vennero massacrati e tanti altri e altre incarcerate per moltissimi anni, si fondono a sogni, incubi, vite e tronchi recisi da spostare e piantare, mischiato alla neve che avvolge e sotterra corpi e pensieri e intenti. I riferimenti al testo del premio Nobel coreano Han Kang sono ripetuti durante la rappresentazione e forse non averlo letto accentua la difficoltà della comprensione, allora bisogna lasciarsi trasportare dai silenzi, dalla poesia dei diversi piani narrativi senza cercare un senso a tutto.
Gyeong-Ha è in una profonda crisi esistenziale e di solitudine quando viene chiamata urgentemente dall'amica In-Seon che le impone di andare sull'isola per salvare il suo uccellino di cui non può prendersi cura perchè si trova in ospedale dopo essersi tagliata lavorando quei tronchi che invadono la scena e vengono continuamente spostati, che vorrebbe piantare per realizzare un progetto che avevano insieme, realizzazione di un'immagine onirica che si ripresenta ogni notte. Quello che è stato irrompe nella vita di Gyeong-ha appena raggiunge l'isola, nell'uccellino ormai morto, nei ricordi della madre dell'amica che non ha mai smesso di cercare i parenti scomparsi nella strage, Memoria che la figlia In-Seong cerca di ricostruire accumulando documenti e tronchi finalmente da condividere, rendendo partecipe chi non sapeva e ora non può che farsi carico. Le storie personali delle due amiche o forse solo colleghe, interpretate da Daria Deflorian e Maria Grazia Mandruzzato e della madre, Monica Piseddu si intersecano, si mischiano come la neve che continua a scendere copiosa nel racconto, ma non visibile, si mischia con il sangue versato di tutte le vittime innocenti. Rimane l'amore, l'amica da sostenere nel momento del bisogno, la Memoria come atto che recupera e fa uscire dall'egoismo di una vita focalizzata su sè stesse, l'amore per una madre ormai ombra di sè stessa, ma che ha speso ogni attimo per non dimenticare.
Uno spettacolo non semplice che ci conduce dentro meandri narrativi e che richiede attenzione, la stessa che fa sì che si rinuncia a sè per correre dall'amica, per sostenerla, accompagnarla nella ricerca. "Che dolore terribile è l'amore" ma salva dall'oblio, quello sì fine di tutto.
Claudia Pinelli
