ACCABADORA AL TEATRO FONTANA

04.11.2026

"Accabadora" dal romanzo di Michela Murgia - Drammaturgia di Carlotta Corradi - Regia di Veronica Cruciani - Con Anna Della Rosa - Visto al Teatro Fontana il 3 novembre 2026 - Recensione di Claudia Pinelli.

ACCABADORA

"FILL'E ANIMA"

La drammaturgia di Carlotta Corradi non è la trasposizione del libro di Michela Murgia, premio Campiello 2010, pur rispettandone i contenuti, e questo è il valore aggiunto di un' opera teatrale che la regia essenziale di Veronica Cruciani rende incisiva. Con quadri e pochi elementi scenici, puntando sull'interpretazione intensa di Anna Della Rosa, emerge una Maria che ormai adulta può rientrare dal Continente in Sardegna e affrontare, in un dialogo anche interiore, i fantasmi del passato e la verità su chi, dandole l'amore negatole dalla famiglia d'origine in quanto quarta figlia non voluta, nasconde ciò che non è segreto nella comunità rurale in cui vivono, ma non pubblicamente accettabile. Bonaria Urrai, la Tzia che accoglie Maria bambina e la cresce, è l'Accabadora, non solo quindi la sarta del paese che cuce e rammenda sempre di nero vestita, ma colei che di notte interviene per far giungere la morte su chi non ha più speranze e ora, alla fine della sua vita, vorrebbe che i suoi saperi arrivassero a quella ragazza che ha cercato per sè un destino diverso, lontano, in una Torino dove le strade non servono per, ma tutto è stato costruito intorno a esse e solo i giornali sotto il cappotto possono difendere dal freddo intenso, metafora di uno sradicamento con cui bisogna fare i conti.
Ma è "fill'e anima" Maria, con la sua storia personale, familiare, territoriale, affettiva deve confrontarsi, deve riuscire a riconoscerla e accettarla per superarla, per poter scegliere e decidere chi essere.
La brava Anna Della Rosa tiene la scena, intesse la trama, si veste, riporta parlate senza caricare, ristretta nel piccolo palco sopraelevato, dove le luci e le proiezioni creano un'atmosfera che man mano si incupisce, in un racconto che non è corale, ma visione di un femminile che si specchia in un femminile che è stato salvezza, ma è altro da sè, donna che ritrova voce connettendo passato e presente, così da poter lasciare andare. Mentre l'identità si ricompone indossando man mano i panni altrui, può accompagnare senza più rancore, con consapevolezza, pietas e amore.


Claudia Pinelli

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