TRILOGIA DEL BENESSERE

10.03.2026

Trilogia del benessere - Testi e regia Renato Sarti - Con Renato Sarti Astrid Casali Michelangelo Canzi - Al Teatro della Cooperativa fino al 15 marzo - Visto l'8 marzo - Recensione di Claudia Pinelli.

Renato Sarti
Renato Sarti

QUI DOVE ANCHE LA VECCHIAIA È EMARGINAZIONE

Tre storie non collegate tra di loro se non nell'invisibilità in cui vorrebbero fossero relegate dalla società benpensante, quella del benessere denunciata nel titolo che per nulla appartiene ai protagonisti degli episodi. Tre momenti: Libero (il Battesimo), Spartaco (la Comunione), Buon Natale (l'Estrema Unzione) focalizzano il male di essere, insito nella società consumistica e capitalista dove anche la vecchiaia è emarginazione.
Sono bravi gli attori in scena, primo fra tutti proprio Renato Sarti, che entra benissimo nei panni del "cattivo" del primo episodio, obnubilato da sostanze, che fa prostituire la sua compagna, o forse figlia, Astrid Casali, pronto a farsi carico in un momento di lucidità quando è lei a non potere, ma altrettanto a "sbragare" subito dopo, in un racconto toccante e straziante, caratterizzando senza sovraccaricare una storia dolente di emarginazione, di carcere e speranze legate a un bimbo, non importa figlio di chi.
Michelangelo Canzi presta la sua interpretazione al secondo episodio, l'overdose di un tossicodipente in diretta televisiva, la "devianza" mostrata e commentata implacabilmente con primi e primissimi piani, senza pietà, con soddisfazione. Canzi non parla, esprime con gli occhi e il volto, ripreso in simultanea e proiettato sullo schermo mentre l'attore è sdraiato a terra (e questo rende il suo corpo invisibile agli spettatori del Cooperativa dalla seconda fila in poi) tutta la profondità del baratro. E si arriva al terzo momento, Casali e Sarti indossano maschere, e dal loro letto di vecchi soli, quasi parodia di passati sketch televisivi, aspettano che arrivi Natale e si compia il passaggio voluto con il gas lasciato aperto.
La Trilogia del Benessere, scritto negli anni '80 e ripreso varie volte a teatro con il primo episodio messo in scena da Giorgio Strehler, non è uno spettacolo superato, mantiene l'originalità della modalità espressiva oltre che la, purtroppo, attualità dei temi.


Claudia Pinelli