RECENSIONE/TEATRO MENOTTI - FILIPPO PEREGO (mfp1)

27.04.2022

Recensione di CHI È DI SCENA, di PANICO MA ROSA e di UN COMICO FATTO DI SANGUE   di Adelio Rigamonti, visti il 26 e il 29 aprile e il 4 maggio

CONVINCERSI D'ESSERE CREDIBILI

Benvenuti al Menotti, la breve antologica dedicata all'artista toscano, ha avuto inizio con Chi è di scena martedì 26.Alessandro Benvenutiinterpreta un uomo di teatro stravagante che viene rintracciato da un "pressappoco" giornalista, suo grande fan, e accetta di essere intervistato in casa sua. Seduto su una poltrona e davanti al suo interlocutore e a una videocamera dovrà spiegare i motivi della sua lunga assenza dalle scene. Tra l'attore e il "pressappoco" giornalista inizia un confronto in cui ognuno inscena una commedia perseguendo un suo personalissimo scopo. Durante il confronto sul fondo una misteriosa donna giace su una chaise longue imbottita, una sorta di cuccia. La misteriosa e per certi versi inquietante donna mostra la schiena nuda e sembra dormire. Il "sembra" è d'obbligo in una pièce sostenuta da un raffinatissimo testo sempre in equilibrio tra apparenza e suspense, che spesso acquista toni da thrilling; un testo complesso, intricato in un alternarsi tra sorprese e smentite. Tra i due si sviluppa un duello sottile, anche se a volte "il pressappoco" giornalista sembra perdere le staffe, un duello in cui le parole sembrano andare in completa libertà o per dirla alla Benvenuti "parole uscite con l'amnistia". Le parole non decadono mai in chiacchiere ma, grazie a un testo assai efficace, tra suggestioni beckettiane e strizzate d'occhio a Pirandello, hanno un potere evocativo non indifferente mettendo con efficacia al centro dello spettacolo il teatro come unica forza per muovere e proporre idee e anche come unica medicina contro disturbi fisici e non solo. L'interagire tra un ottimo Benvenuti e Paolo Cioni e Maria Vittoria Argenti (entrambi perfetti per misura e tempi) supporta riflessioni sui variegati aspetti dell'umano a tutto tondo, riflessioni che condurranno a un finale inaspettato e irrivelabile. Un finale perfetto, anche se inatteso, per un testo decisamente metateatrale in cui ognuno recitando si convince della propria credibilità.

Adelio Rigamonti


RIVISITAZIONE LUCIDAMENTE FOLLE DEL PRIMO LOCKDOWN

Questi due anni abbondanti di pandemia, a cui si è aggiunta la terribile paura di una terza guerra mondiale, hanno portato, al di là del tragico e drammatico conto di morti, ricoverati in terapia intensiva, e centinaia di migliaia di infettati, disturbi e guasti interiori alla stragrande maggioranza di italiani, senza distinzione di sesso o età. Su questi psicologici guasti interiori Alessandro Benvenuti ha confezionato uno splendido spettacolo Panico ma rosa, il secondo appuntamento della mini personale del drammaturgo/attore toscano. Lo spettacolo è un diario disarmante dei 59 giorni del primo claustrofobico lockdown del 2020, quello dominato dagli sloogan "io sto a casa" e "andrà tutto bene".

Benvenuti in un flusso di parole, che ben presto si comprende essere un flusso di coscienza, rievoca acutamente un vissuto collettivo fatto da canzoni dai balconi, dal privilegio di possedere un cane per la pisciata/alibi per uscire dalle restrizioni domestiche. Restrizioni domestiche che oltre a portare spesso a crisi di coppia hanno costretto tutti, in maniera più o meno cosciente, a fare i conti con i propri sogni e bisogni e a tuffarsi all'indietro nei ricordi, anche i più lontani, per fare "quel qualcosa" che permettesse di non impazzire nella lunga segregazione.

Benvenuti è straripante, veloce, forse troppo e in alcuni casi si perde qualche parola, che quasi quasi si vorrebbe leggere il testo per recuperare il perduto. Nel rituffarsi nel passato Benvenuti rende mirabilmente collettivo anche il proprio personale vissuto. Tra tante chicche del testo e della sua interpretazione voglio ricordare il suo passato da chierichetto fino all'esilarante liberazione dal "peso di Dio", che in tanti ci siamo tenuti avvinghiato sulle spalle negli anni della pubertà e della gioventù. Altrettanto importanti, oltre che esilaranti sono le considerazioni arzigogolate sull'importanza delle sostanze allucinogene nelle religioni.

Panico ma rosa è spettacolo comico e satirico, che in equilibrio tra fantasie e humor, è soprattutto un'intelligente rilettura, lucidamente folle, di una stagione recente in cui tutti siamo stati coinvolti e dalla quale, chi ne è uscito, continua e continuerà a tenersi dentro guasti e paure. Spettacolo da non perdere.

Adelio Rigamonti

DENTRO UNA FAMIGLIA "NORMALE"

Un comico fatto di sangue è il terzo e ultimo spettacolo della rassegna dedicata dal Teatro Menotti -Filippo Perego all'autore/attore comico toscano Alessandro Benvenuti. Scritto con la collaborazione della moglie Chiara Grazzini il testo analizza con spietata cattiveria i difficili rapporti tra i componenti di una famiglia "normale" italiana. Un lavoro che, benché in scena ci sia solo Alessandro Benvenuti, va ben oltre il monologo d'attore per trasformarsi in graffiante commedia di costume in cinque veloci atti, che esaltano, e dio sa quanto ce n'era bisogno, il teatro di parola.

Le parole del testo (qui mi salta in mente il titolo di un libro di Carlo Levi Le parole sono pietre) sono dure, ma soprattutto precise, urgenti e necessarie per stigmatizzare il frantumarsi, con velocità impressionante, delle logiche di convivenza dettate dal buon senso. Nella famiglia portata in scena al Menotti lo scontro è soprattutto tra genitori e figli, che, come fastidiosi piccioni, "becchettano, scacazzano e volan via". Nello scontro generazionale entrambi i genitori sono coinvolti e anche i rapporti di coppia si alterano, si ammalorano e al "padre assente" fa da contraltare la "madre tuttofare e stressata".

Un comico fatto di sangue è un'indagine all'interno d'una famiglia "normale" formata da due genitori, due figlie e "per non parlar del cane", anzi dei due cani, che arrivati in casa in tempi successivi accelerano le esperienze traumatizzantil e le situazioni conflittuali. Tutto procede verso un finale, che pur lasciando molto amaro in bocca, riannoda allo spettacolo, una sorta di comico-noir, fatti di cronaca mai lontani da tutti noi.

Grande testo e perfetta interpretazione di uno straordinario Alessandro Benvenuti. Chi avesse l'avventura di imbattersi in una delle repliche dello spettacolo in giro per l'Italia, non si faccia sorgere dubbi e vada a vederlo.

Adelio Rigamonti