RECENSIONE/TEATRO CARCANO (b)

20.02.2022

Recensione de LA PARRUCCA di Natalia Ginsburg, vista il 17 febbraio, a cura di Adelio Rigamonti

UNA COPPIA FUORI STAGIONE 

La Parrucca, testo fresco e divertente in equilibrio tra malinconia e ironia, andato recentemente in scena al Teatro Carcano di Milano, è l'unione in sequenza di due atti unici di Natalia Ginzburg. Il testo che dà il titolo a tutta la pièce, diretta con mano leggera da Antonio Zavatteri, è stato scritto dopo Paese di mare, ma in realtà può appare come credibile conseguenza di quest'ultimo e giustamente sono stati posti in scena senza seguire cronologie di stesura.

In Paese di mare è protagonista una coppia (lei Betta, lui Massimo) sbandata e senza soldi che giunge in uno squallido e scalcinato appartamentino in un non identificato paese di mare sperando nella concretizzazione di una promessa di lavoro che potrebbe dare una svolta alla loro vita, fatta di prestiti e di continui trasferimenti da una pensioncina all'altra. Betta non è per nulla soddisfatta del nuovo alloggio anche se continua ad assecondare il marito inconcludente aspirante artista, tuttavia quando, sfumata ogni speranza di cambiar vita, dovranno di nuovo intraprendere il loro misero peregrinare ci rimane male.

Nel secondo atto unico, La Parrucca appunto, con un repentino cambio di scena ideato da Nicolas Bovey,

in scena vi è solo Betta che, seduta sul letto di una pensioncina, dove sono stati costretti a pernottare per un guasto della vecchia automobile, telefona alla madre, mentre lui è in bagno a leggere. Sono passati alcuni anni, i due hanno anche due gemelle, ma la crisi di coppia si è acuita. Lui "fa" il pittore e in ogni quadro ci infila un occhio che inquieta non poco la donna che è anche stufa di essere "moglie al seguito". Dopo l'ennesimo litigio lui, che non appare più in scena nella seconda parte dello spettacolo, l'ha colpita con uno schiaffo. Betta oltre a lamentarsi del gesto violento e oltre a chiedere nuovi soldi, confida alla madre che.... Terminata la telefonata la donna si accorge che il marito è uscito senza dir nulla.

Il personaggio di Betta, che la Ginzburg colloca ovviamente nei tempi in cui scrisse i testi, ci pare un po' distante dal presente, quasi un poco polveroso, fuori stagione, ma la bravura di Maria Amelia Monti rende bene il ritratto melanconico di una donna concretamente viva e si conferma, ancora una volta, la più adatta a rappresentare i testi della Ginzburg. Al fianco della Monti un efficace Roberto Turchetta è un inconcludente marito nella finzione e un'ottima spalla in scena.

Adelio Rigamonti