RECENSIONE/TEATRO CARCANO

06.02.2022

Recensione di MUSEO PASOLINI di e con Ascanio Celestini visto il 3 febbraio, a cura di Claudia Pinelli

PIER PAOLO PASOLINI E L'ITALIA: UN INTRECCIO DI STORIE

Un monologo intensissimo, dal ritmo vertiginoso, lo spettacolo che Ascanio Celestini dedica a Pier Paolo Pasolini, a cento anni dalla nascita. Innanzitutto di una lunghezza assolutamente inusuale per un monologo, con una densità di contenuti che comportano un grande sforzo di concentrazione da parte del pubblico per seguire il flusso di avvenimenti, rigorosamente in ordine cronologico, e le numerose "divagazioni" in cui prendono corpo personaggi "altri".

Celestini è la Guida del museo virtuale che si vorrebbe dedicato al poeta, un museo dove si dovranno conservare solo cinque elementi del passaggio in vita di Pier Paolo Pasolini che si ricaveranno dall'intreccio della sua storia con la storia nefasta del nostro paese. Lui che era nato nel 1922, anno 0 dell'era fascista, che ha percorso con la sua acuta intelligenza e sensibilità anni di dittatura, di guerra, di utopistici entusiasmi e terribili risposte di Stato, di processi e allontanamenti per comportamenti ritenuti contrari alla decenza in un paese bacchettone e bigotto, sa, ma non ha le prove. Il racconto si snoda, snocciolando date e nomi, implacabilmente, in una lezione documentatissima di storia, tesa, serrata, con inserti e racconti che allargano le visuali e un po' aggiungono poetica, un po' confondono, e con la musica registrata di Gianluca Casadei che accompagna l'incalzare implacabile di una storia scritta con il sangue e che culmina con la morte "necessaria" di Pasolini, il suo atroce assassinio. Nel 1975, "anno 53 dell'era fascista".

Celestini si conferma un grande attore, autore e narratore; in questo lavoro c'è tutto, forse troppo per essere completamente assimilato dal pubblico, ma arriva con forza lo studio, l'approfondimento, la passione e l'indignazione per quello che è stato, per quello che continua a essere. 

Claudia Pinelli