MEPHISTO

18.03.2026

Mephisto Romanzo di una carriera Di Klaus Mann. Regia Andrea Baracco Adattamento Andrea Baracco e Maria Teresa Berardelli. Con Woody Neri, Giuliana Vigogna, Gabriele Gasco, Rita Castaldo e Samuele Finocchiaro.  Fino al 22 marzo al Teatro Menotti. Recensione di Fabia Caporizzi

Mephisto: l'arte, il potere, il compromesso

Un testo potente, adattato per il palcoscenico da Andrea Baracco e Maria Teresa Berardelli, ci immerge in un periodo storico, quello della Germania del periodo che va dalla fine della Repubblica di Weimar fino all'ascesa e al trionfo del nazismo, e ci impone di fare i conti con il senso morale offrendo una profonda riflessione sul rapporto tra arte, potere e responsabilità individuale e denunciando la connivenza degli intellettuali con i regimi totalitari. Dunque il teatro, grazie anche all'ottimo impianto registico, interroga se stesso sul legame tra successo, identità e potere. Lo spettacolo Mephisto Romanzo di una carriera, è tratto dall'omonimo romanzo scritto da Klaus Mann, figlio del Premio Nobel per la Letteratura, dopo l'esilio della famiglia Mann dalla Germania, tra il '35 e il '36 : racconta l'ascesa dell'attore Henrik Höfgen, figura ispirata al celebre interprete Gustav Gründgens, l'ex-cognato di Klaus Mann e suo ex-amico, dotato di talento e soprattutto di brama di riconoscimento, progressivamente disposto a giustificare e accettare il potere pur di continuare a brillare sul palcoscenico. Höfgen/Gründgens, che diventa addirittura un favorito di Göering e un esponente di primo piano del teatro di regime, è alla fine nient'altro che un uomo disposto a chiudere occhi e orecchie e a trasformarsi in simbolo di una società che si piega e si uniforma. Non c'è una vero taglio ma un progressivo scivolamento di un attore debole che, più che carattere, possiede vanità. Quello che vediamo è puro adattamento, senza troppe domande, in nome dell'ambizione. L'interpretazione di Woody Neri cresce fino a coincidere con la maschera. Baracco, uno dei nomi più interessanti della scena teatrale italiana contemporanea, allestisce uno spazio visionario e mette in scena un lavoro su più piani narrativi che pone in risalto da un lato la discesa interiore del protagonista, e dall'altro la vicenda storica del libro stesso, censurato per le sue allusioni a figure reali. Sul palco anche Giuliana Vigogna, il bravissimo Gabriele Gasco, Rita Castaldo e Samuele Finocchiaro. Un'operazione encomiabile quella della compagnia Mauri Sturno in scena al Menotti fino a domenica 22 marzo. Alla fine la domanda resta appesa in sala e interroga le nostre coscienze: cosa siamo disposti a sacrificare? Quali compromessi siamo disposti a fare? Riportando in scena il testo di Klaus Mann forse l'arte dimostra anche di non indietreggiare, non volge altrove la testa, di ridare voce a chi è stato reso muto.


Fabia Caporizzi

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