LA MORTE E LA FANCIULLA

01.02.2026

La morte e la fanciulla di Ariel Dorfman - regia di Elena Bucci con la collaborazione di Marco Sgrosso - con Elena Bucci, Gaetano Colella, Marco Sgrosso. In scena fino al 1 ° febbraio - Visto il 29 gennaio - recensione di Fabia Caporizzi.

Elena Bucci
Elena Bucci

UN TEATRO CHE INTERROGA IL PRESENTE

Ha ricevuto grandi appalusi giovedi sera la prima nazionale de "La norte e la fanciulla" al Teatro Filodrammatici per il  nuovo lavoro tratto da Ariel Dorfman, prodotto del Centro Teatrale Bresciano in collaborazione con Le belle bandiere. Il nuovo progetto ha messo in scena la sua versione del capolavoro drammaturgico di Ariel Dorfman, scritto nel 1991 e portato al cinema da Roman Polanski qualche anno dopo. 

Siamo in Cile si deduce dalla radio accesa che ci porta il notiziario in spagnolo che parla della fine della dittatura di Pinochet anche se l'opera di Dorfman riesce a evidenziare l'universalità della storia, applicabile a qualsiasi contesto post-dittatoriale nel mondo. In questi tempi turbolenti arriva dunque come monito parlando di democrazie fragili, di giustizia, di orrori e torture che vorremmo archiviare nel passato. E ci interroga, non ultimo, sul significato del rapporto tra vero e falso, tra menzogna e verità. 

Al proscenio una donna elegante, la stessa figura che impersonerà Pulina Salas, la protagonista, introduce la storia dicendo che si svolge negli anni 90. Sulla scena un tavolino apparecchiato per due, la radio, una grande vetrata che fa da sfondo e porta gli spettatori a vedere i fari dell'auto che giunge davanti a casa e che poi si allontana nella notte. Quegli abbaglianti illumineranno di nuovo la scena e poi spariranno ancora scandendo i tempi e dando suspence, insieme alle ombre di chi arriva e riparte e ai suoni e alle musiche sapientemente apparecchiate. Siamo in una casa isolata, in una serata di pioggia. Il telefono non funziona, la donna è preoccupata perché il marito, l'avvocato Gerardo Escobar tarda. È andato a un importante incontro politico che lo porterà ad accettare un incarico di responsabilità nel nuovo governo: presiedere la commissione di indagine sui crimini della dittatura. Lui quindi torna a casa ma non da solo, è accompagnato da un uomo che l'ha aiutato dopo che aveva forato la gomma. Un incontro casuale apre cosi non solo una serata inaspettata ma una profonda ferita mai chiusa e costringe ad affrontare il presente e il passato e a prendere posizione. 

Un tranquillo interno casalingo si trasformerà in un inferno: Paulina, che è stata vittima di rapimento, stupro e torture per estorcere informazioni proprio su Gerardo, quando lui porta con sé uno sconosciuto, Roberto Miranda, lei in lui riconosce da un tono nella voce, da una risata particolare e poi dall'odore della pelle, proprio quel medico che l'aveva più volte violentata e che assisteva alle torture sulle note de La morte e la fanciulla di Schubert. Quando Miranda torna nella notte per riportare la gomma i due uomini bevono e chiacchierano amabilmente mentre la moglie non partecipa. Quando si addormentano Paulina lega alla sedia il suo carnefice e da li esplode la viscosità di emozioni in contrasto, che irrompono insieme a una sequenza di eventi che impediscono di far spazio alla razionalità se non a tratti, come lampi nel buio e che in ogni istante impongono di affrontare interrogativi sempre più urgenti. Nessuna distanza di sicurezza. 

Anche il pubblico deve affrontare la dittatura, i particolari di quel feroce abuso ma anche il rapporto tra giustizia e vendetta, e deve scegliere tra democrazia e violenza. Siamo capaci di non ripetere gli errori avendo come sfondo quel quartetto di Shubert che è stata la colonna sonora di settimane di sevizie? Si deve indagare solo sugli omicidi? Chi è sopravvissuto non avrà giustizia ? Che cosa muove quei carnefici come il dottore? È il teatro che interroga il presente senza mediazioni. Elena Bucci offre una interpretazione intensa e con Gaetano Colella è efficace nel creare la tensione. Tutti, compreso Marco Grosso, con il loro talento collettivo, rendono il testo di grande impatto per il pubblico.

Fabia Caporizzi