HAIR

07.01.2026

HAIR-The Tribal Love-Rock Musical di Gerome Ragni e James Rado - musica Galt McDermot -
Regia, scena, costumi, Simone Nardini -  Al Teatro Carcano fino all'11 gennaio - Visto il 3 gennaio - recensione di Claudia Pinelli

Hair: simbolo e rappresentazione di un mondo giovanile in subbuglio


"Hair", è Il Musical. Andato in scena per la prima volta negli Stati Uniti nel 1967, è stato ripreso dal regista Simone Nardini in quella versione con testi di canzoni anche tradotte in italiano e con una nutrita compagnia di giovani artisti e artiste, chi sul palco, altri che animano la platea, e l'emozione della musica eseguita dal vivo da musicisti appartati dalla scena. È la proposta non del film, che bisogna resettare per godersi a pieno lo spettacolo (che fu realizzato una decina di anni dopo con quelle canzoni, ma con una trama diversa) ma del Musical originale portato anche a Broadway e diventato molto rapidamente simbolo e rappresentazione di un mondo giovanile in subbuglio e ribelle alle regole imposte da una società che nel suo spirito patriarcale e imperialista, purtroppo mai mutato, imponeva rigidi modelli di vita e con una leva obbligatoria mandava i suoi giovani maschi a morire nella guerra contro un piccolo paese del Sud Est asiatico, il Vietnam. Una guerra che vide gli Stati Uniti impegnati dal 1964, da cui uscirono sconfitti e con troppi morti, che fu solo una delle tante imprese belliche per gli USA, 150 solo dalla fine di quel conflitto, come viene ricordato all'inizio di questo spettacolo.
"Hair" ebbe grande eco all'epoca sia per aver mostrato un mondo giovanile dedito a droghe e libero amore, sia per il nudo integrale maschile proposto in scena e mantenuto anche nella versione odierna. I capelli lunghi diventano il simbolo di chi decide di chiamarsi fuori, di vivere in comunità hippie, provando esperienze psichedeliche, nella speranza dell'avvento dell'Era dell'Acquario che avrebbe portato pace, con una coscienza politica che arriva lentamente per alcuni, mentre è dirompente la volontà di vivere senza schemi, di decidere della propria vita al di là di stato e famiglia. Guardati con riprovazione, sospetto e preoccupazione per il messaggio alternativo, c'è chi non ha il coraggio di bruciare la cartolina precetto che arriva come scure a interrompere la vita. E allora si piange l'amico, il fratello, il solidale, la speranza della possibilità di un altro modello di vita.
Lo spettacolo attuale è frutto di una accurata ricerca, colorato, vivacissimo, con bei costumi fatti realizzare appositamente nella sartoria del carcere di S. Vittore. La parte musicale è lo spettacolo, la trama rimane in secondo piano e non sempre chiarissima, con alcune licenze interpretative originali e interessanti. Bravi gli interpreti che mostrano una bella sinergia in un cast, come dicevamo, numerosissimo che riempie ogni spazio del palco. In scena tutti degni di menzione Salvatore Vassalluccio Alessandro Marini Richard Francis Fiocchi Adona' Mamo Viola Zanotti Cinzia Gamberi Lucia Dominici Sofia Zanon Alessio Pollastrini Sara Lambruco Letizia Ciocca Davide Medici Francesco Conti Mario Viglianesi Leonardo di Renzo Giada La Rosa Khomolchanok De Pace.
"Hair" è avvolgersi nella cultura alternativa degli anni '60 del Novecento e nella speranza, sempre viva, di una nuova, agognata, Era dell'Acquario.

Claudia Pinelli