CEMENTO

15.02.2026

Cemento di Thomas Bernhard - traduzione Claudio Groff - adattamento drammaturgico e regia Roberto Trifirò - con Roberto Trifirò e Priscilla Cornacchia - visto l'11 febbraio al Teatro Out Off - recensionne di Adelio Rigamonti

Roberto Trifirò
Roberto Trifirò

TEATRO TOTALE AL'OUT OFF

Al Teatro Out Off, Cemento di Thomas Bernhard si presenta come un'esperienza di teatro totale, un oggetto scenico che non parla soltanto alla mente ma grava sul corpo come solaio di cemento armato. È una produzione che affonda le mani nella materia, nella parola e nella loro impossibilità a fiorire in leggerezza.

La regia di Roberto Trifirò, che ha adattato anche drammaturgicamente il testo per il palcoscenico, plasma uno spazio dove parola e silenzio si stratificano fino a diventare mutevole terreno di confronto con se stessi. Trifirò, qui anche protagonista nel ruolo di Rudolf, vive la scena con una presenza che non si limita ad occupare lo spazio: lo modella, lo graffia, lo compone come se fosse materia viva, eppure sempre refrattaria al sentimento. Una sorta di analisi psicoloanalitica che coinvolge tutti coloro che hanno provato lo "scontro" con la pagina bianca prima di scrivere.

Accanto a lui, Priscilla Cornacchia dà voce e corpo a Anna Härdtl, figura che, pur apparendo per pochi momenti, spezza la monolitica struttura narrativa con l'irruzione di un dolore reale, concreto, tragico. Cornacchia non si limita a interpretare: vibra nella scena come crepa sottile che si allarga.

La scenografia, i costumi e il progetto luci curati da Gianni Carluccio sono l'anima materiale di questo spettacolo: cinque tavoli scrivania, cinque luoghi simili in cui si agitano non solo la lettura di un romanzo inedito, ma soprattutto i tormenti di un autore. Carluccio non costruisce "oggetti scenici", ma piuttosto deposita sul palco superfici, luci e tessiture che sembrano saturare l'aria, come se ogni raggio di luce fosse scheggia, e ogni ombra fenditura. Le luci non rincorrono, ma definiscono piani di durezza e vuoto.

La performance si svolge in una geografia emotiva di stasi e scarto: il rimuginio ossessivo di Rudolf nella sua stanza, il tentativo fallito di scrivere, la fuga immaginata verso Palma di Maiorca, l'incontro e la perdita di Anna: tutto è espresso attraverso un linguaggio che sembra costretto, ripetuto, come colato e rimesso in forma su una superficie di cemento mai del tutto levigata.

Non c'è indulgenza nell'estetica: la materia scenica e la materia narrativa si dissolvono solo per ricomporsi in una tensione continua. 

In conclusione uno spettacolo che non concede consolazione, ma restituisce la complessità della materia umana, densa, pesante, impenetrabile come il cemento che gli dà il titolo.

Adelio Rigamonti