RECENSIONE/TEATRO MANZONI

11.02.2022

Recensione de I SOLITI IGNOTI dall'omonimo film di Mario Monicelli, visto il 9 febbraio, a cura di Marina Salonia

OMAGGIO A MARIO MONICELLI

Al teatro Manzoni sino al 20 febbraio è in scena lo spettacolo I soliti ignoti la famosa commedia di Mario Monicelli del 1958, vincitore di due Nastri d'argento e candidata all'Oscar per Miglior film straniero, che Vinicio Marchioni ripropone in versione teatrale.

L'adattamento di sceneggiature per il cinema risulta sempre piuttosto rischioso soprattutto quando si vanno a riprendere film come questo che hanno fatto la storia della cinematografia italiana. Tuttavia Vinicio Marchioni, come come lui stesso ha dichiarato, rimane immediatamente conquistato dall'idea di lavorare ad un adattamento teatrale del testo al quale rimane quasi del tutto fedele.

L'obiettivo è quello di far rivivere la fatica ma anche la vitalità dell'Italia di quegli anni del dopoguerra quando la miseria e la povertà la facevano ancora da padrone riproponendoci le vicende di quegli indimenticabili personaggi.

La storia è nota: un gruppo di maldestri ladruncoli organizza un piano per realizzare un furto al banco dei pegni accedendo attraverso il muro di un appartamento confinante. Il piano fallirà e tutto si concluderà con un'allegra mangiata di pasta e ceci.

L'adattamento teatrale è curato da Pier Paolo Piciarelli e Antonio Grosso il quale interpreta anche il ruolo di Mario un povero ragazzo di bell'aspetto che si innamora della bellissima Carmelina (Marilena Anniballi) la sorella del siculo Ferribotte (Vito Facciolla) segregata in casa in attesa di un matrimonio combinato con un pretendente del "nord" come voleva la tradizione nell'Italia del Sud di quegli anni.

Tra gli attori spiccano per notorietà il bravo Giuseppe Zeno nei panni di Peppe (Il Pantera) ruolo che fu nel film di Vittorio Gassman il quale proprio con questo film cominciò a recitare parti di carattere comico e l'altrettanto convincente Fabio Troiano che interpreta Tiberio ruolo ricoperto nel film da Marcello Mastroianni che regala al pubblico la simpatia del suo personaggio: un fotografo alle prese col figlio neonato in attesa che la moglie esca dal carcere.

Un secondo personaggio femminile è affidato sempre a Marilena Anniballi che interpreta oltre a Carmelina (nel film Claudia Cardinale) anche Nicoletta (nel film Carla Gravina) una servetta venuta dal Veneto che lavora a servizio proprio nella casa posta accanto al Monte di Pietà.

Ivano Schiavi recita invece nel ruolo di Dante che fu del grande Totò: un noto scassinatore non più in forza che presta la sua preziosa consulenza alla malavita.

Completano il cast Salvatore Caruso interprete del simpatico personaggio di Capannelle un uomo semplice, sempre di buon umore e sempre affamato al quale Cosimo, che si trova in carcere, affida il compito di trovare una "pecora" cioè qualcuno che faccia la galera al posto suo. Come una sorta di Pulcinella anche Capannelle riesce sempre a cavarsela con un sorriso e a sdrammatizzare le situazioni.

La scenografia curata da Luigi Ferrigno è costituta da una struttura in metallo che rappresenta ora il carcere dove si trova Cosimo (Paolo Giovannucci), ora un'aula di tribunale, ora l'appartamento dei fratelli siciliani Carmelina e Ferribotte, ora la casa dalla quale accedere al Monte di Pietà per il programmato colpo. Sullo sfondo l'immagine di una strada di Roma degli anni '50 in bianco e nero.

Personalmente non ho apprezzato particolarmente la staticità della scenografia. Un cambio di scene avrebbe forse arricchito e movimentato maggiormente il susseguirsi delle vicende e avrebbe aiutato lo spettatore a calarsi nell'atmosfera dell'epoca.

Per quanto riguarda invece l'adattamento teatrale considerata la difficoltà oggettiva di rappresentate il tutto nello spazio ristretto del palcoscenico direi che ne è uscito un buon lavoro grazie anche alla bravura degli attori in scena.

Marina Salonia