RECENSIONE/TEATRO MANZONI

21.01.2022

Recensione di Don Chisciotte con Alessio Boni e Serra Ylmaz visto il 19 gennaio, a cura di Adelio Rigamonti

L'OCCHIO APPAGATO

Il Don Chisciotte, il capolavoro di Cervantes, è opera che di tanto in tanto attira registi cinematografici, teatrali e soprattutto coreografi che più o meno cercano di portare sul set e sul palco d'un teatro le imprese dell'hidalgo. Ci provò anche Orson Welles col suo Don Chisciotte di Orson Welles (incompiuto dopo vent'anni di lavorazione e concluso da Jesùs Franco nel 1992). Il grande regista statunitense ambientò il film nell'epoca moderna, facendo irrompere Don Chisciotte in una sala cinematografica, credendo che un film di guerra fosse una vera battaglia cui prendere parte. Nonostante tanto regista, il film non sarà tramandato ai posteri.

Stessa fine temo faccia anche l'allestimento del Don Chisciotte adattato da Francesco Niccolini e in scena al Teatro Manzoni, protagonisti Alessio Boni (Don Chisciotte) e Serra Yilmaz (Sancho).

L'inizio, a sipario chiuso, sconcerta il pubblico perché si odono rumori e commenti concitati tipici di una sala di rianimazione con azioni defibrillatorie in corso. Alla fine, poco prima del sipario conclusivo, ritorna l'ambientazione ospedaliera con medici preoccupati, che si consoleranno andando cinicamente a prendersi un caffè. All'interno dei due momenti "ospedalieri" si raccontano le imprese dI Don Chisciotte.

Imprese precedute da una scena a mio avviso drammaturgicamente inutile: all'apertura del sipario ecco la camera di Don Alonso/Don Chisciotte morente, mentre un curato recita giaculatorie tra parenti e servitù piangenti. Ma subito accanto appare il suo doppio cioè il "fantastico" Don Chisciotte, che entra furente a voler dare a tutti di spada.

Sono convinto che sia difficile portare nelle ristrettezze di un palco le visionarie lotte descritte da Cervantes. Tuttavia è necessario dire che lo spettacolo appaga di certo l'occhio con le efficaci scenografie di

Massimo Troncanetti che è assai convincente nel proporre il geniale Ronzinante (il ronzino di Don Chisciotte), cavallo meccanico mosso con perizia da un prezioso ed eccellente Biagio Iacovelli. Altro punto scenograficamente alto è la scena in cui Don Chisciotte si cala in fondo a un pozzo alla ricerca dell'amata Dulcinea. In questa occasione si recupera scenograficamente il quasi colpevolmente abbandonato del tutto teatro di figura.

Detto dell'occhio decisamente appagato, occorre sottolineare l'aver virato più sul comico che sull'ironico, che è il timbro dell'opera letteraria, e soprattutto aver solo sfiorato la critica contro la società del tempo, costume e religione compresi. Senza esaltare il valore etico sempre presente nell'originale letterario, ne esce una volenterosa narrazione che sembra più adatta a un teatro per ragazzi, che forse, almeno una parte di loro, sarebbero indotti a leggere il Don Chisciotte.

La recitazione dei personaggi di contorno (Marcello Prayer, Francesco Meoni, Pietro Faiella, Liliana Massari ed Elena Nico) è volenterosamente di supporto alla narrazione anche se non mi ha convinto il ricorrere, in alcuni momenti, a parlate dialettali; un ricorrere che mi è sembrato più intenzionato solo a stimolare qualche risata in più senza nessuna reale esigenza drammaturgica.

Accanto a un Alessio Boni leggermente inferiore al suo elevato standard abituale, che tuttavia ha dato prova di imponente presenza fisica, si è imposta per spiccata e naturale empatia Serra Ylmaz (uno splendido, popolare e concreto Sancho Panza).

Adelio Rigamonti