RECENSIONE/TEATRO FRANCO PARENTI (SALA GRANDE)

18.02.2022

Recensione di UN TRAM CHE SI CHIAMA DESIDERIO di T: Williams, visto 1l 16 febbraio, a cura di Marina Salonia

Mariangela D’Abbraccio  e Daniele Pecci
Mariangela D’Abbraccio e Daniele Pecci

GRAN PROVA D'ATTRICE PER TENNESSE WILLIAMS AL PARENTI

Al teatro Parenti sino al 27 febbraio nella Sala Grande va in scena lo spettacolo Un tram che si chiama Desiderio, il capolavorodi Tennessee Williams, testo ambientato nella New Orleans degli anni 40, cardine della drammaturgia americana divenuto pietra miliare anche del cinema. Dopo essere stato rappresentato nei teatri di tutto il mondo ricordiamo l'omonimo film che uscì nel 1951 interpretato dai mitici Marlon Brando e Vivian Leigh.

Per questo spettacolo la traduzione è stata curata da Masolino D'Amico mentre la regia è affidata alle mani esperte di Pier Luigi Pizzi che ne ripropone una versione fedele senza la necessità di sperimentare inutili adattamenti alla vita contemporanea.

La scenografia curata dallo stesso Pizzi riproduce l'interno della palazzina in cui si trova il modesto appartamentino dei protagonisti della pièce. I giochi di luci di Luigi Ascione completano l'atmosfera e supportano lo scorrere degli avvenimenti.

Il testo narra la storia di Blanche (vedova di un marito scoperto da lei omosessuale e per questo morto suicida) che dopo aver subito il pignoramento della casa e della piantagione di famiglia, decide di raggiungere la sorella Stella, sposata con Stanley uomo di origini polacche rozzo, violento e incapace di un benché minimo gesto di gentilezza.

Il ruolo di Blanche du Bois è affidato alla carismatica Mariangela D'Abbraccio che ne propone un'interpretazione davvero eccellente. La sua recitazione appassionata ed espressiva rende realistica tutta la disperazione e la sofferenza del suo personaggio: una donna ferita terribilmente dal suo passato, che cerca in ogni modo una ragione per sopravvivere.

Arrivata, già sull'orlo della pazzia, a casa della sorella con un tram chiamato Desiderio, Blanche non perde occasione per criticare le condizioni di miseria in cui vive Stella e soprattutto non nasconde il suo disprezzo per Stanley così primitivo e riesce pure a far sorridere con le sue considerazioni ironiche e velenose a riguardo. Sarà poi la violenza sessuale subita dal cognato Stanley a farla definitivamente precipitare nella follia e Stella sarà costretta a farla internare.

Buona prova d'attore anche per Daniele Pecci nel ruolo di Stanley. La sua recitazione è intensa e la sua presenza scenica e fisicità trasmettono molto bene le caratteristiche del suo personaggio che è volgare, primitivo, maschilista, ma al contempo molto sensuale.

Stella invece è interpretata molto bene da Angela Ciaburri anch'essa adatta al ruolo di donna debole pronta a subire dal suo uomo ogni sorta di violenza sia fisica, sia psicologica, mostrando una gran sfiducia in sé stessa.

Stefano Scandaletti invece è Mitch amico di Stanley e frequentatore della casa per serate all'insegna del poker e dell'alcool. Si innamora di Blanche quasi al punto di volerla sposare ma è combattuto tra il desiderio di amarla e la paura del giudizio della società e della madre di cui è succube dopo la scoperta di tutti i segreti e le menzogne della donna.

Le due ore e mezzo di spettacolo senza intervallo scorrono incredibilmente veloci tenendo gli spettatori incollati alla poltrone in suspence per lo svolgersi delle vicende.

Tanti gli applausi per tutto il bravissimo cast di attori ma con uno slancio particolare per Mariangela D'Abbraccio e per il regista Pier Luigi Pizzi chiamato sul palco da Daniele Pecci.

Marina Salonia