RECENSIONE/TEATRO FRANCO PARENTI (SALA GRANDE)

18.02.2022

Recensione de LE TROIANE di Euripide, viste l'8 febbraio, a cura di Adelio Rigamonti

L'ATTUALITÀ DI EURIPIDE

Quando il pubblico entra in sala credo sia stato, come me, sorpreso dall'apparato scenografico allestito da Matteo Patrucco: una stanza confusamente arredata che rammenta da vicino uno dei luoghi in cui molti, se non proprio tutti, si sono ritrovati segregati per mesi per la pandemia da Covid 19. A rendere ancora più claustrofobica la scena vi è un lettino d'ospedale e un water a vista sul fondo. Unico elemento che possa permettere un collegamento con l'esterno un Pc su un tavolino davanti a una ingombrante poltrona. Ritengo che sia proprio quel Pc, usato da tanti per chattare per sentirsi collegati con l'esterno, che ci riporti ancor più ai giorni del lockdown.

Poi sulle note di Lascia che io pianga dal Rinaldo di Handel, praticamente sottofondo musicale di tutto lo spettacolo, con l'entrata degli attori Le Troiane di Euripide prendono il volo grazie a un'efficace e alto adattamento di Angela Dematté.

L'opera originale è venata da un palpabile antimilitarismo. Troia è caduta, gli uomini sono stati uccisi e le donne trascorreranno nella schiavitù il resto dei loro giorni. Come noto la Storia la scrivono i vincitori ma Euripide non evidenzia la grandezza eroica dei vincitori quanto la disperazione dei vinti. In questo adattamento mi sembra che l'aspetto antimilitarista non venga sufficientemente rimarcato.

Le Troiane di Chiodi, tragedia vista al Parenti, mi sembrano messe in scena con una visione eccessivamente minimalista. Ad esaltare lo spettacolo e a restituire a Euripide ciò che è di Euripide ci pensano soprattutto il testo perfettamente adattato e ben tradotto dalla Dematté e tre magnifici interpreti che emergono sui pur bravi colleghi in scena.

Ecuba, il centro motore di tutto, è interpretato da una perfetta Elisabetta Pozzi in grado di calamitare, dall'inizio alla fine, l'attenzione del pubblico grazie alla misura con la quale esprime i propri stati d'ansia, la soffocante paura. La sua Ecuba, che è fin dall'inizio indiscutibile punto di riferimento per tutti gli altri protagonisti, è decisamente il personaggio che sarebbe stato gradito ad Euripide. L'interpretazione di Elisabetta Pozzi supera e di tanto, sia sempre con gran misura, i limiti di una regia spesso poco incisiva.

Una prova altrettanto maiuscola la fornisce Graziano Piazza che con raffinatezza interpreta il messaggero Taltibio che tra ambiguità e freddo burocratismo, un terribile messagger che non porta pena, riesce ad essere empatico nel raccontare la straziante morte del piccolo Astianatte, figlio di Ettore, ucciso nel timore che divenuto adulto avrebbe potuto tentare di vendicare la morte del padre attaccando di nuovo gli Achei.

L'altra magnifica interprete, come di consuetudine ad altissimo livello, è Federica Fracassi che dà corpo a una Cassandra vibrante nella sua rabbia divinatoria.

Valentina Bartolo è brava nel rendere un'intensa Andromaca, senza mai scadere nel tragico/declamatorio.

Qualche perplessità mi ha ingenerato l'Elena interpretata dalla pur brava Alessia Spinelli. Elena è stata trasformata, in maniera, a mio avviso, spregiudicata, in una sorta di influencer che nel suo monologo, recitato di fronte a una webcam, si rivolge a tutti coloro che sui social la odiano per la sua bellezza.

Sicuramente più efficace l'uso del video per i cori recitati da figure femminili proiettate sullo sfondo. Il ricorrere a cori in video mi ha ricollegato a una delle tante videochat che hanno permesso a molti di mantenere rapporti umani durante il lungo lockdown causato dalla paura del virus.

Sulla restituzione del corpo straziato di Astianatte a Ecuba si chiude la tragedia di Euripide: è qui che Ecuba/Pozzi si rivolge direttamente al pubblico invitandolo a partecipare del loro dolore superato il quale, però, si dovrà "rialzare la testa".

Uno spettacolo intenso, che nonostante qualche sbavatura registica, è senz'altro riuscito e da vedere.

Adelio Rigamonti