RECENSIONE/TEATRO FRANCO PARENTI (SALA GRANDE) (f)

09.03.2022

Recensione di PANDORA - dalla recensione scritta da Adelio Rigamonti nel mese di ottobre 2020

Foto di Laila Pozzo
Foto di Laila Pozzo

TEATRO FORMA PER QUOTIDIANI INELUDIBILI CONTENUTI

Con Pandora Riccaro Pippa consegna al pubblico la terza perla della sua giovane e perciò limitata produzione. Chi come il sottoscritto abbia seguito il Teatro dei Gordi fin dalla sua prima apparizione al Menotti con Sulla morte senza esagerare, che con momenti di ricca poesia riflette con stile ed estrema gentilezza sul passaggio tra l'aldiqua e l'aldila, non può non affermare che ci troviamo di fronte a qualcosa di davvero importante per il teatro italiano. Nel secondo spettacolo Visite, prodotto dal Teatro Parenti, si riflette su passato e presente e in più parti si abbandona la dolcezza della poesia per calarsi, con gran misura, nella drammaticità del logorarsi dei rapporti umani fino all'abbandono. Nel terzo spettacolo, Pandora appunto, andato in scena al Franco Parenti, Riccardo Pippa con i suoi Gordi continua a indagare nei rapporti tra uomo e uomo e lo fa con accuratezza estrema situando il luogo dello scontro- intreccio tra i vari, spesso surreali, personaggi, in un bagno pubblico.

In una sorta di divertito sberleffo senza limiti Pippa e i Gordi continuano l'indagine "su una forma teatrale che si affida al gesto, ai corpi con e senza maschere, a una parola-suono scarna e essenziale che supera le barriere linguistiche"come cita il foglio di sala. Un "Teatro Forma" che non ha alcuna intenzione di svicolare dai contenuti e infatti il quotidiano di un bagno pubblico, spesso estremizzato, non conosce costrizioni e ogni personaggio rappresenta quello che è con le sue paure, i suoi impicci, i suoi problemi verso l'altro e soprattutto verso sé stesso. Lo spettacolo, soprattutto all'inizio, strizza l'occhio a certe movenze d'antan di Jacques Tati e a quelli della mia generazione ciò piace e non poco.

Tutto ben calcolato per tempi e intrecci dei personaggi, lo spettacolo conosce momenti alti di geniale comicità: uno su tutti l'insospettabile, per un bagno pubblico, coro a cappella del vecchio canone popolare veneto Un ciodo de fero vecio: splendido.

Uno spettacolo brioso, dai meccanismi perfetti, che in questo caso esagera con cervello per essere più implicato nella vita, nel quotidiano dipinto con ironia, spesso feroce.

In questo Pandora c'è davvero di tutto, dalle ansie, alle paturnie, alle follie, alle gioie, al gesto politico eclatante, al gesto affettivo discreto, quasi minimale.

Uno spettacolo che senz'altro piace e convince, anche se, per quanto mi riguarda, rincresce lo scarso ricorso alle splendide maschere di Ilaria Ariemme, che nei due precedenti spettacoli, soprattutto nel primo, erano il valore aggiunto su cui girava il tutto.

Ultima annotazione sull'esplosivo, divertente e profondo spettacolo è d'obbligo dedicarla agli ottimi interpreti (Claudia Caldarano, Cecilia Campani, Giovanni Longhin, Andrea Panigatti, Sandro Pivotti, Matteo Vitanza), che vanno citati doverosamente tutti assieme in quanto Riccardo Pippa ci offre un teatro di insieme, con soli tutti primi attori; un teatro d'insieme in cui a nessuno passa per la testa di prevaricare sull'altro e che dall'inizio alla fine, non importa che in scena ci sia un attore o tutta la compagnia, è un unicum di grande impatto. Da non perdere.

Adelio Rigamonti