RECENSIONE/TEATRO ELFO PUCCINI (SALA BAUSCH)

23.01.2022

Recensione di Quentin Crisp, la speranza è nuda di  Mark Farrelly, regia di  F. Bruni, visto il 20 gennaio. a cura di Claudia Pinelli 

LA SCELTA DI ESIBIRE IL SUO ESSERE

Che persona Quentin Crisp! E' il pensiero fisso mentre si dipana lo spettacolo portato in scena, nella Sala Bausch del Teatro Elfo Puccini, da un sempre splendido e istrionico Luca Toracca, e che si potrà vedere fino a domenica 6 febbraio 2022.

Il monologo percorre la vita di Crisp, al secolo Denis Pratt, con lo stesso stile del protagonista che si è difeso dalla aggressività e dal dileggio, per il suo essere omosessuale effemminato, con stile e ironia senza mai scendere al livello altrui e rivendicando il suo diritto a esistere.

La scelta di esibire il suo essere, sottolineandolo con trucco e colorazione all'hennè dei capelli, lo porta, nell'Inghilterra del XX secolo, a doversi difendere e a ribellarsi, con le sue capacità, all'emarginazione che vorrebbe imporgli la società. Il percorso non è semplice. Si prostituisce nel sobborgo di Soho alla ricerca di amori improbabili, subisce violenze e insulti verbali da branchi di uomini incontrati per strada a cui non piace la sua natura e il suo esibirla, così come subisce la repressione della polizia e i processi per adescamento. Prova vari lavori, in ambiti anche artistici, malgrado il suo sogno fin da bambino fosse essere pensionato.

Quentin Crisp è stata una persona originale che ha fatto scelte originali, come vivere nella stessa casa londinese per più di quarant'anni senza mai pulirla tanto "passati i primi quattro anni, la polvere non peggiora più". Si è destreggiato nella vita sapendo di non far male a nessuno e che sarebbe arrivato il momento in cui questo sarebbe stato riconosciuto e magari si sarebbe evitato di farlo a lui.

Mantenendo garbo e stile, e un'idea di pulizia molto personale, a 80 anni decide di trasferirsi a New York, dove acquisisce ulteriore notorietà, e a chi gli fa notare il suo essere diventato famoso risponde "non famoso, famigerato...".

Lo spettacolo ha un ottimo ritmo, Luca Toracca si mette a disposizione del personaggio, senza mai eccedere nei toni e, sulle note della canzone che Sting ha dedicato a Quentin Crisp "Englishman in New York", conclude con un emozionato e emozionante appello, soprattutto rivolto ai più giovani, ad accettarsi e non farsi condizionare la vita dal giudizio altrui.

Claudia Pinelli