RECENSIONE/TEARO MANZONI (c)

11.03.2022

Recensione di MINE VAGANTI di Ferzan Özpetek, visto il 9 marzo, a cura di Adelio Rigamonti

LA PERENNE DIFFICOLTÀ DEL REMAKE

Con l'approdo di Mine vaganti, sui palcoscenici di mezza Italia, ora in programmazione al Teatro Manzoni milanese, si comprende sempre più come non sia affatto semplice la trasposizione di un film sulle scene teatrali benché, in questo caso, il regista, Özpetek, sia lo stesso.

Ferzan Özpetek, regista raffinato e colto, tenta l'ardua operazione di unire i due linguaggi, quello cinematografico con quello teatrale.

Per sottolineare che si tratti di teatro Özpetek ci accoglie, a sipario chiuso, mostrando una serie di lumelli caratteristici del teatro all'italiana e tanto cari a Giorgio Strehler (vi ricordate l'Arlecchino servitore di due padroni?) e con questo siamo già al teatro nel teatro.

Tutta la trasposizione teatrale del film si muove in un raffinato spazio scenico costituito da una sequenza di tulle, velatini che, aprendo e chiudendosi, mostrano gli interni di una grande casa con pochissimi indizi di arredo: una scenografia semplice, ma esaustiva e a concorrere al bello un'illuminazione perfetta, anche a sottolineare le varie ore del giorno.

La vicenda è, ovviamente, la stessa di quella del film pluripremiato e ormai un cult uscito nelle sale nel 2010. Oltre dieci anni stanno a indicare che al di là della solidità del testo sono rimasti nell'Italia d'oggi i pregiudizi ipocriti d'allora. Il film era ambientato in Puglia, sulla scena, senza un'apparente e necessaria urgenza siamo in Campania. Rimaniamo tuttavia al Sud dove la composita e facoltosa famiglia Cantone non è per nulla capace di celare il suo essere legata alle tradizioni perbeniste e cialtronamente bigotte. Per tutto questo è confusa, e chi più chi meno sconvolto, dalla rivelazione, da parte del maggiore dei due figli maschi, Antonio Cantone (interpretato da Carmine Recano) d'essere gay. Anche Tommaso (Erasmo Genzini) il fratello minore è gay, ma battuto sui tempi della confessione del fratello maggiore, ha difficoltà a dichiararsi tale anche per non peggiorare le condizioni di salute del padre Vincenzo (Francesco Pannofino) già colpito da un leggero infarto dopo la prima rivelazione. Da qui si snoda tutto il lavoro di Özpetek, che non è mia intenzione svelare.

La commistione tra il linguaggio cinematografico e quello teatrale si risolve a tutto favore del primo e anche l'ostentata voglia di fare teatro rompendo la fatidica quarta parete è risolta nell'ormai scontato e già visto far recitare gli attori in platea.

Il pubblico applaude anche a scena aperta, ma a me sembra carente di complessità e soprattutto è un vero peccato il finale quasi inconcluso e senza lo splendido funerale della nonna (Simona Marchini) diabetica, suicida ingurgitando pasticcini, in cui tra reale e onirico rincontra l'amato cognato Vittorio.

Gestire gli attori nel fare cinema è decisamente più facile che gestire attori (pur bravi e di talento) su un palcoscenico. Nel primo caso si può tagliare e rifare, nel teatro è impossibile. Allora qualche pasticcio è inevitabile come il preponderante romanesco in bocca a una famiglia campana. Certo è un po' cercare il pelo nell'uovo, ma il gruppo attoriale, nonostante l'evidente impegno di Özpetek, non riesce sempre ad essere omogeneo. Su tutti spunta una Simona Marchini la nonna dei ragazzi gay; l'attrice ha regalato un'interpretazione intensa e soprattutto quando ha donato un cammeo attoriale, da sola in scena nel primo atto, in un monologo toccante.

Bravi e misurati Erasmo Genzini nel ruolo del minore dei due fratelli e Carmine Recano, fratello maggiore, anche se ovviamente impegnato in modo minore, fra l'altro Genzini ha forse il ruolo più complesso e quindi più difficile degli altri preso in un tourbillon non indifferenti di emozioni anche contrastanti. Bravo.

Del romanesco sovrabbondante di Francesco Pannofino ho già detto e forse questa sua romanità eccessiva lo porta a dare effetti macchiettistici e un po' sopra le righe nell'interpretare il capo della famiglia Cantone.

In una serata probabilmente storta, cosa che può capitare ad attrici esperte e puntuali come lei, è spesso sopra le righe. Completano il cast Roberta Astuti (Alba Brunetti), Sarah Falanga (la zia alcolista Luciana), Mimma Lovoi (nel ruolo della cameriera Teresa), Francesco Maggi (Andrea amico di Tommaso), Luca Pantini (Marco compagno di Tommaso) e Edoardo Purgatori (Davide amico di Tommaso). Un applauso particolare per Mimma Lovoi, Francesco Maggi e Edoardo Purgatori, che a parte il convincente siparietto "drag queen" danno sferzate di allegria e comicità per tutto lo spettacolo.

Adelio Rigamonti