Teatro Fontana

01.02.2022

Dal 19 al 22 maggio: LE RANE da Aristofane


da Aristofane
progetto e regia Marco Cacciola
con (in o.a.) Giorgia Favoti, Matteo Ippolito, Lucia Limonta, Claudia Marsicano, Francesco Rina
e un coro di cittadini ogni giorno diverso
traduzione Maddalena Giovannelli, Martina Treu
dramaturg Lorenzo Ponte
scene Federico Biancalani
costumi Elisa Zammarchi
direzione tecnica Rossano Siragusano
musiche e suono Marco Mantovani
assistente alla regia Gabriele Anzaldi
produzione Elsinor Centro di Produzione Teatrale / Teatri di Bari /Solares Fondazione delle Arti

Ritornano al Fontana LE RANE in una stravagante rilettura di Marco Cacciola,  ARISTOFANE ASSENTE è il titolo della recensione di Adelio Rigamonti in occasione delle repliche del mese di gennaio 2022, di cui di seguito potete legge alcuni stralci.

ARISTOFANE ASSENTE

[...]  Ero stato convinto a vedere lo spettacolo dal comunicato stampa che illustrava il gran lavoro preparatorio indirizzato, oltre alla messa in scena, al coinvolgimento attivo del territorio e degli ambienti studenteschi, non solo universitari. Un intento sicuramente coraggioso e soprattutto necessario in questo particolare momento in cui teatro e cultura sono stati martoriati dagli effetti disastrosi della pandemia. Mi attendevo un'intensa operazione meta teatrale. Purtroppo le mie attese sono andate  deluse.

Il prologo ci proietta nel linguaggio basso dell'oggi in un'esaltazione della scoreggia, che nonostante susciti le risate di un pubblico visibilmente amico seduto nelle prime file del teatro, non ha nessuna funzione drammaturgica se non quella di ricordare ai vecchi come me certo avanspettacolo per militari in libera uscita, quando il servizio di leva era obbligatorio.

Poi si passa a una rilettura deLla prima parte aristofanesca: Dionisio (Claudia Marsicano) e il suo servo Xantia (Matteo Ippolito di buon talento) che cercano di raggiungere l'Ade per liberare Euripide. L'idea della contaminazione deve avere conquistato il regista che ci mette un po' di tutto e trasforma in siparietto musicall il famoso coro delle rane "brekekekex koax koax". Spesso vi sono tagli, o meglio salti, che rendono difficile la comprensione, poco sottolineato, ad esempio, il motivo del cambio di Dionisio in Eracle.

Una volta che Aristofane, mediato da Cacciola, fa giungere i due protagonisti nelll'Ade tutto si confonde, si perde il dibattito sulla cultura e la critica alla società e si entra nella contemporaneità...

Il coro prende possesso del palco e dopo una breve, a dire il vero, interessante e lirica introduzione si entra completamente nella visione della contemporaneità visionaria e, sia pure scenograficamente suggestiva, di Cacciola.

Allontanato Aristofane si procede per simboli, musica e silenzi recitativi. Video che rilanciano nomi di vittime del Covid (?) e gli attori, cosiddetti cittadini, colorano i corpi di Dioniso (bianco) e Xantia (nero), suggestiva raffigurazione forse del Tao ma incomprensibile. Nella seconda parte i tempi si rallentano fino quasi all'estremo e la ripetitività dei gesti, se appaga visivamente, rischia di annoiare. Poi tutto si trasforma in un ballo che si fa sempre più indemoniato mentre a una donna del coro viene fatto indossare un gran vestito coloratissimo e con tanto di mascherina l'attrice scende in platea. Recupero dell'Ade di una vittima del Covid, ci sta. Ma la rinascita, o almeno la speranza di rinascita, è troppo estetizzante e tirata per le lunghe.

Il finale poi mi è risultato del tutto incomprensibile [...]

(a.r)