RECENSIONE/TEATRO MANZONI (a)

27.02.2022

Recensione di ENRICO IV di Luigi Pirandello con Eros Pagni, visto il 23 febbraio, a cura di Marina Salonia

IL RITORNO DI PIRANDELLO AL MANZONI

Al teatro Manzoni sino al 6 marzo è di scena Enrico IV, il dramma di Luigi Pirandello scritto nel 1921 e rappresentato per la prima volta il 24 febbraio 1922 proprio al Teatro Manzoni nell'allora sede di Piazza San Fedele poi distrutta dai bombardamenti della seconda guerra mondiale.

Il dramma rappresenta la terza fase del teatro pirandelliano ed è da molti considerato il capolavoro dell'autore siciliano. In questa opera sono presenti tutti i temi caratterizzanti della poetica pirandelliana: la maschera, l'inganno, la follia, il rapporto tra realtà e finzione. Ancora una volta il Pirandello che costruisce un raffinato spettacolo attorno alla sua idea base del teatro nel teatro.

La pazzia è un tema presente in varie opere di Pirandello e nell'Enrico IV rappresenta il modo per fuggire dalla sofferenza dell'esistere. Il protagonista passa da uno stato di follia vera, dovuta al trauma subito dopo una caduta da cavallo, a una follia simulata per sfuggire alla realtà che lo circonda nella quale non si ritrova più.

Stavolta a riempire la scena troviamo il formidabile Eros Pagni, attore di lunga e luminosa carriera. La sua interpretazione è intensa e perfetta per un attore del suo calibro che arriva ad assolvere il suo compito con tutta l'esperienza e la professionalità dei suoi 60 anni di lavoro.

Per molti il personaggio di Enrico IV sarebbe da interpretare attorno ai 50/60 anni mentre Eros Pagni che di anni ne ha 83 arriva a ricoprire il ruolo, magari come ha affermato lui nella conferenza stampa, con qualche acciacco di troppo ma in maniera formidabile.

Fanno parte del cast Anita Bertolucci (la marchesa Matilda Spina), Paolo Serra (barone Belcredi), Valerio Santoro (medico Dionisio Genoni), Alessandra Pacifico Griffini (Frida figlia di Matilde e di Belcredi), Alessandro Balletta (Marchese Carlo di Noli), Gennaro di Biase (primo consigliere) e Matteo Micheli (secondo consigliere). Un cast di generoso contorno a un grande istrione.

Qualche dubbio sulla regia di Luca De Fusco che ha ridotto in maniera eccessiva (poco più di un'ora e un quarto) il capolavoro pirandelliano tagliando soprattutto il piacere di gustare le elegante disquisizioni, decisamente altamente filosofiche, sull'alternanza tra vero e falso, realtà e finzione, pazzia e lucidità. Per chi non abbia già visto lo spettacolo o letto il testo non è immediato comprendere il motivo del rancore che Enrico IV nutre verso il barone Belcredi. In uno dei numerosi tagli è stato sacrificato il racconto in cui si può comprendere che sia stato proprio il barone a far inbizzarrire il cavallo in modo che fosse disarcionato per potergli rubare l'amore di Matilda. Parte proprio da qui la sua idea di fingersi ancora pazzo per prendersi gioco di tutti. E sarà proprio questo che lo indurrà alla fine a sguainare la spada contro di lui ferendolo a morte (oh no?).

Efficaci le scene curate da Marta Crisolini Malatesta che con pochi elementi di arredo tra cui un vecchio scranno e due ritratti, uno del protagonista e uno di Matilde, che in qualche modo ricordano i deformati volti di Bacon, appesi alle pareti e l'utilizzo sapiente delle luci di Gigi Saccomandi ben rappresentano il luogo delle vicende. Perfetti in ogni dettaglio anche gli abiti sempre a cura di Marta Crisolini Malatesta mentre le musiche di Gianni Garrera danno la giusta enfasi allo svolgersi del dramma.

Marina Salonia

Per l'eccezionale interpretazione di Eros Pagni