RECENSIONE/TEATRO CARCANO (a)

27.02.2022

Recensionde de VERITA' DI BAKERSFIELD di Stephen Sachs, visto il 24 febbrario, a cura di Adelio Rigamonti

UNA SERATA ALL'INSEGNA DI UN ALTO "INTRATTENIMENTO"

Le verità di Bakersfield, la commedia (ma è davvero solo commedia?) di Stephen Sachs, conosciuta e apprezzata in tutto il mondo, è finalmente approdata sul palcoscenico del Teatro Carcano nel prezioso allestimento registico di Veronica Cruciani. Dopo tanti spettacoli d'attore (splendidi per la recitazione individuale), in cui purtroppo di sovente la regia bada soprattutto ad esaltare il mattatore o la mattatrice di turno, ecco uno spettacolo complesso e completo in cui la mano registica è ferma e ben rintracciabile in ogni passo dello spettacolo con alcune trovate geniali che esaltano maggiormente la bellezza semplice del testo dell'autore americano.

Lo spettacolo è incentrato sull'incontro/scontro tra Maude, ex barista licenziata, e Lionel, un esperto d'arte di livello internazionale, sullo sfondo degli Stati Uniti d'oggi caratterizzati da forti contrasti sociali. Maude vive (o sopravvive) alla periferia di una grande metropoli e la scena ispirata dalla regista e disegnata da Barbara Bessi è la prima chicca, una delle tante, di questo spettacolo di alto e serio intrattenimento, e quest'ultimo termine non ha in sé alcun significato riduttivo. La scena, all'occhio decisamente scombinata, presenta una sgangheratissima quasi roulotte con numerose aperture, abitazione scombinata dell'altrettanto scombinata, almeno inizialmente all'apparenza, padrona di casa. Contribuiscono a riempire la scena una poltrona, una sedia alta rossa tipo quelle usate dagli arbitri delle partite di tennis e sulla destra la base di un traliccio dell'alta tensione rischiarata a volte, soprattutto all'inizio, dalla luce di scariche elettriche.

In questa scena si sviluppa tutto lo scontro tra vero e falso, tra spontaneità e perbenismo tecnico burocratico. Due Americhe che si confrontano in modo sapido e ironico, tra accenti comici e drammatici, attorno all'autenticità di una tela forse di Pollock. L'eventuale autenticità della tela, non firmata, sicuramente muterebbe radicalmente la vita di Maude.

Dopo un inizio tranquillo e divertente durante il quale l'esuberante Maude racconta a un gelido e professionale Lionel di come sia venuta in possesso della preziosa opera, tutto si complica quando dall'alto viene calato il quadro con il retro rivolto al pubblico (altra trovata geniale registica) e l'esperto giudica la tela un falso. Da questo momento tutto si fa più serrato e drammatico e il vero centro dell'incontro e dello spettacolo tutto diventa la questione se esiste o può esistere una verità oggettiva. In una sorta di incontro in cui la per niente sprovveduta Maude sferra anche colpi bassi a un Lionel sempre più imbarazzato e incerto, si giunge al finale in cui la donna rivela il più drammatico segreto della sua vita.

Molto bello il finale in cui Maude contempla il "suo" Pollock mentre viene proiettato una vera opera dell'artista americano a tutto palco. Altri raffinati artefizi registici, che non è opportuno svelare contribuiscono ad alzare ulteriormente il valore dello spettacolo.

Esaltata la regista, è doveroso sottolineare la grande professionalità e mestiere dei due protagonisti: Marina Massironi e Giovanni Franzoni che contribuiscono in modo notevole allo strameritatissimo successo di pubblico. Da vedere.

Adelio Rigamonti